Storia
LA STORIA DELL’AEROPORTO CANTONALE DI LOCARNO
I primi passi che il Locarnese fece nel mondo dell’aviazione furono mossi il 12 aprile del 1912 quando il piccolo monomotore Caproni pilotato da Enrico Cobbioni apparve sopra i Saleggi di Locarno proveniente da Somma Lombardo. Una trasvolata memorabile quella del Lago Maggiore, non tanto per l’ampiezza delle cifre (75 km percorsi in 42 minuti e 44 secondi), quanto per l’eccezionalità dell’evento che apriva le prime “Giornate aviatorie” tenute in Ticino.
Nel 1934 il Consiglio di Stato decise di proporre al Gran Consiglio la costruzione di un aeroporto doganale di prima classe a Giubiasco. La notizia non sfuggì all’Ingegner Italo Marazza che iniziò la sua ciclopica battaglia per l’ubicazione dell’aeroporto in territorio di Locarno giudicato a suo modo di vedere più adatto al traffico aereo. L’Ing. Marazza si meravigliò del fatto che l’autorità politica cantonale avesse deciso di proporre una soluzione, quella di Giubiasco, senza sentire il parere di piloti ed esperti dell’aviazione. La zona dei Saleggi di Locarno, ubicazione ideale secondo lui, era priva di nebbia, possedeva un terreno pianeggiante, libero di fabbricati nelle immediate vicinanze, senza colline nei dintorni, vicino al lago, luogo ideale di ammaraggio per idrovolanti. Locarno, aggiungeva, disponeva inoltre di un ufficio doganale che avrebbe comportato un risparmio notevole per la Confederazione di diverse decine di migliaia di franchi l’anno.
L’ing. Italo Marazza, da vero Don Quischotte locarnese, non demordette ed affrontò con determinazione un tema che era ormai caduto fra le pieghe del più feroce campanilismo ticinese. Le sue argomentazioni vennero prese in considerazione dopo che la Commissione di Tassazione ebbe stabilito che “le critiche mosse contro la tassazione del Consigliere Comunale Italo Marazza sono destituite di ogni fondamento”.
Si valutarono altre possibilità di insediamento fra le quali anche quella del terreno che sorge tra la strada cantonale Gordola-Quartino e il Lago Maggiore, alla foce del fiume Ticino. Per dar peso alle loro argomentazioni, il 25 gennaio 1935, un gruppo di locarnesi fondò la Sezione di Locarno dell’Aero Club Svizzero che, il 1° luglio dello stesso anno, inviò al Gran Consiglio Ticinese un memoriale che spiegava in dettaglio il progetto di “Aeroporto Internazionale del Cantone Ticino” a Locarno-Magadino. La spesa totale di Fr. 350’000.- sarebbe stata sopportata dalla Confederazione nella misura di Fr. 300’000.- , mentre i restanti Fr. 50’000.- erano a carico del Cantone Ticino. Il 25 marzo 1937 giunse dall’Ufficio Aereo Federale l’autorizzazione per “l’Aeroporto doganale di III classe Locarno-Magadino” e il 25 giugno fu fondata la SA Aeroporto doganale di Locarno, inaugurato il 24, 25 e 26 giugno 1939 con un’imponente manifestazione aerea.
Nel 1940, all’inizio del secondo conflitto mondiale, la Swissair non potendo svolgere il suo servizio internazionale regolare verso nord, verso ovest e nemmeno all’interno del paese, decise di dislocare personale e parco aerei a Locarno. Il 18 marzo 1940 avvenne il primo volo regolare Locarno-Roma a scadenza giornaliera, seguito, il 1° aprile, dalla linea Locarno-Barcellona con tre voli la settimana. Le legittime speranze dei promotori di vedere lo scalo locarnese ai vertici del traffico aereo europeo furono però ben presto vanificate dall’entrata in guerra dell’Italia.
Nel 1955, il 23 giugno, il Gran Consiglio Ticinese votò il riscatto dell’Aeroporto che diventò “Cantonale”. I progetti per la costruzione di una pista artificiale si susseguirono. Il 21 marzo 1968 il Consiglio di Stato trasmise al Gran Consiglio, che lo accettò il 10 febbraio 1969, un progetto di ristrutturazione dell’Aeroporto Cantonale per una somma di oltre 25 milioni di franchi. Contro questa decisione venne inoltrato un ricorso, sostenuto da 6856 firme, che sfociò nella votazione popolare del 20 maggio 1969: 12548 voti contrari e solo 7959 favorevoli al progetto. Questo deludente risultato portò l’autorità militare a costruire, nel 1971, la propria pista in duro di 800 metri che è operativa ancora oggi. Da diversi anni sono all’esame il progetto di allungamento della pista militare di circa 150 metri e la ristrutturazione dello scalo (vie di accesso, stabili, parcheggi).
Il resto é storia recente ….
Pietro Marci, già vicepresidente ALBA
